Intervista del mese: Lucio Levorato

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“Leggendo le nostre radici sulla sezione del sito  “Chi Siamo”, risaltano alcune evidenze:
1. Anche noi siamo stati in origine degli extra-comunitari… (I Veneti sono giunti qui da altre terre!).
Siamo proprio tutti fratelli a questo mondo,  siamo tutti uno!

2. Venezia, perla unica e preziosa, deve la sua fondazione alle invasioni barbariche: da grossi problemi nascono sempre grandi opportunità!
3. Noi Veneti,  grandi lavoratori, agricoltori ed allevatori, navigatori e conquistatori,  siamo un simbolo di questa capacità di trovare soluzioni creative di fronte ai problemi e siamo fonte di sapienza per trasformarli in vantaggi.
4.
Venezia, nel mondo, è simbolo di unicità, autonomia, sovranità, testimonianza di un ambiente mantenuto nei secoli,  a misura d’uomo. Vuol dire che sappiamo come fare, l’abbiamo nel nostro DNA! Siamo una garanzia  di saper conciliare i valori dell’autonomia con quelli dell’inter-dipendenza, per riformare vere comunità, basate sulla cooperazione e sulla  fratellanza : in due parole il Mutuo Soccorso che noi proponiamo!”

Leggi o scarica il Documento completo : Intervista a Lucio-finale

Discussion5 Comments

  1. gianni tirelli scrive:

    E ADESSO CHIUDETE GLI OCCHI!

    Se il nostro vicino della porta accanto, basso, attempato e benestante, si trapiantasse i capelli tingendoli poi di un nero corvino e, per contrastare l’implacabile azione del tempo si sottoponesse continuamente ad interventi di chirurgia plastica e, questa persona, limitata e deformata dal nanismo, celasse all’interno delle sue scarpe alti spessori, illudendosi così di correggere (senza risultati evidenti) gli scherzi e i capricci di una natura malevola e distratta, il nostro vicino, in breve tempo, diventerebbe lo zimbello e il buffone di tutto il condominio, e addurremmo all’origine di tali comportamenti un grave e pericoloso disturbo psichiatrico, imputabile a laceranti complessi di inferiorità che, nella contraffazione del proprio corpo e dell’Io, negano la realtà, facendo della mistificazione una regola e pratica relazionale.
    Adesso chiudete gli occhi e cercate di immaginare un tale individuo a capo del Governo!!

    Gianni Tirelli

  2. gianni tirelli scrive:

    BELPIETRO E L’ARRINGA FAZIOSA DI GIANPAOLO PANSA

    Come disse il colonnello Kurtz (interpretato da Marlon Brando) in “Apocalypse Now”, “se c’è una cosa che non sopporto, è il fetore della menzogna” – e aggiungo, “ la conseguente contraffazione della realtà”.
    Mistificazione e menzogna, oggi, sdoganate come pratica relazionale, sono assurte a regola per alcuni di coloro che trattano il commercio della parola scritta.
    Ho letto sulla prima pagina di Libero, un articolo, dai toni patetici e falsamente buonisti del direttore Belpietro, che aveva l’intento di commuovere e di farsi compiangere, come l’eroe di una lotta di liberazione, lasciando i toni più sferzanti, esplicite affermazioni e azzardate deduzioni, al suo compagno di banco, Gianpaolo Pansa.
    Ho trovato l’analisi di Pansa, permeata da evidente faziosità, approssimazione e minimalismo culturale. Accuratamente mondata, da ogni elemento probatorio che potesse suffragare le sue conclusioni; elemento necessario e indispensabile per addivenire ad una equa e deontologicamente corretta valutazione delle circostanze.
    Certo, con quello che scrive Pansa, nessuno si sognerebbe mai, di lanciargli neppure un pomodoro. La serena e ben celata ambiguità in cui si muove, lo mette al riparo da ogni rivendicazione e agguato.

    All’inizio della sua invettiva, Pansa, scrive: “Per il direttore di Libero, era prevista la stessa fine di Casalegno!!”
    Fare un parallelo fra Carlo Casalegno a Maurizio Belpietro è stata una vergognosa bestemmia. Un accostamento grossolano che è indicativo di una pochezza d’animo, e una coltivata disonestà intellettuale. Come può, mettere sullo stesso piano, l’irreprensibilità morale e ideale di Casalegno (ucciso dalle brigate rosse) con il servilismo e la sudditanza di Belpietro?
    Ci sono individui che riescono a mescolare sacro e profano, con la facilità con la quale un cuoco prepara un minestrone. Carlo Casalegno rifiuta la scorta: “Tanto, se vogliono, mi ucciderebbero lo stesso”, spiega al figlio Andrea, militante di Lotta Continua.

    “In questa società fondata sui media – dice Pansa – sono i giornalisti a rischiare più di altri” – e continua – “Soprattutto quelli che “svettano” nella professione poiché hanno l’abitudine di parlare chiaro”.
    I motivi per cui “svetta” Belpietro sono lapalissiani a molti, ma definire “un parlare chiaro” l’accanimento mediatico, sistematico e perdurante, volto a delegittimare una figura istituzionale della maggioranza al governo, non solo è oscuro, ma una vera azione di cecchinaggio e dossieraggio politico, eversiva e infame.
    Neppure dopo l’attacco kamikaze alle torri gemelle, e il conseguente crollo (nel quale persero la vita oltre tre mila persone), si era visto, da parte dei due magnifici direttori, un tale interesse, impegno e motivazioni.

    “Per chi ama un’informazione reticente o da paraculi, quelli come lui (scrive Pansa parlando del direttore), sono cattivi soggetti – e seguita – “Gente che sta in prima linea, ragiona con la propria testa e scrive quando gli sembra giusto”.
    Che Belpietro scriva “quando gli sembra giusto”, nessuno lo contesta. E’ un dato di fatto incontrovertibile. Il solo appunto, e del resto legittimo, è che a Belpietro, sembra giusto sempre in uno stesso modo.
    Che questo nuovo eroe del giornalettismo italiano, poi, stia in prima linea e, ragioni e decida con la propria testa, è un’offesa all’intelligenza di tutti, compresi i lettori di Libero.
    “Mi sono limitato a fare due più due”, scrive ancora Pansa, riferendosi ad un suo precedente articolo pubblicato sul Riformista (li mi attaccava personalmente, definendomi un ipocrita per avere definito Belpietro un servo), dove in maniera profetica (secondo lui), anticipava un’imminente discesa in campo del terrorismo.
    Il caro Pansa, ha grosse lacune in fatto di matematica. I numeri con cui tira le somme, sono personalizzati; tutto ciò che rimane di una disinvolta opera di epurazione delle verità scomode (a qualcuno), e in netta contraddizione con le sue tesi semplificatrici e pasticciate.

    Pansa – “Su questo caso gonfio di malvagità, emergono figure di politici irresponsabili, capaci soltanto di giocare con il fuoco. Avrei più di un nome da fare, ma oggi non voglio scriverli perché mi darebbe fastidio sentirli strillare di non essere i mandanti del tentativo di uccidere Belpietro”.
    Il caro Pansa non può sottrarsi dall’elencarci questi signori che definisce i mandanti (come lo stesso afferma) “del tentativo di uccidere Belpietro” e anteporre il fastidio degli strilli, alla salutare verità. Che giustizia sia fatta!!
    Aspettiamo tutti trepidanti un tale scoup!!
    Pansa – “ormai l’Italia politica, sembra diventato un territorio sismico (ma come gli vengono queste geniali metafore), e anche nelle aree che non hanno mai vissuto un terremoto”. No comment!!!

    Un quotidiano nazionale che per ben due mesi, investe le sue risorse indagando su di un fantomatico proprietario di un piccolo appartamento monegasco, riempiendo la sua prima pagina di sensazionalismi per allocchi, relativi all’acquisto di cucine, di società off shore, di veline fotocopiate, trasfigurando, in questo modo, la sua redazione, in uno spaccio di rotoloni “Regina”, trancia di netto ogni possibile e irrispettoso accostamento, con chi ha dato la propria vita per la fedeltà alle sue idee.
    E’ questo, per Pansa, il giornalista svettante, sempre in prima linea, che decide con la sua testa, quando gli sembra giusto”?

    Perché Gianpaolo Pansa, ennesimo e non ultimo avvocato difensore dei nuovi “paladini della libertà”, non ci parla del falso in bilancio, del conflitto di interesse, delle leggi ad personam, di Dell’Utri, di Mangano, Previti, Cosentino, Scaiola, Verdini, Brancher, Scapagnini e combriccola? Di un Presidente del Consiglio, proprietario di tre reti televisive o di uno scandaloso Minzolini che, al servizio pubblico, ha anteposto la servitù, surclassando in fatto di abnegazione e fedeltà, il penoso Emilio Fede? E dei continui e sistematici, attacchi alla magistratura, che definisce un’associazione a delinquere, intervallati da triviali barzellette con finale a sorpresa, dove un premier cattolico, pluri-divorziato e puttaniere, nomina Dio, definendolo un porco, cosa ci dice Gianpaolo Pansa?
    Tutto il resto è un susseguirsi di infinite minchionerie, delle quali non tengo più il conto. Cos’ha mai scritto, caro Pansa, il suo assistito, direttore Belpietro, su tali succulenti e ghiotti argomenti? Lettera morta!!

    Simpatizzare per una certa parte politica, é cosa buona e giusta. Viva il un pluralismo delle idee, delle opinioni, degli ideali – la diversità come valore imprescindibile. Completamente all’opposto e in netta antitesi con la considerazione sopra espressa, è attaccare un Presidente della Camera (cofondatore del più grande partito di governo), al solo scopo di sputtanare, attraverso una, squallida, rivoltante e grottesca messinscena, la sua reputazione, moralità e statura politica, allo scopo di assecondare i capricci e gli interessi particolari di un padrone che, in cambio di privilegi e protezione mercifica la dignità dei suoi cortigiani.
    Reputo Gianpaolo Pansa, un vile mistificatore. Nel suo articolo, sulla prima pagina di Libero del 2/09/2010, ha omesso intenzionalmente e per un intento demagogico, il vero e solo responsabile (da quasi un ventennio) della deriva etica, morale e materiale di questo paese; delle relative conseguenze ed effetti collaterali, gravi: Silvio Berlusconi.

    Gianni Tirelli

  3. gianni tirelli scrive:

    L’EDICOLA DEGLI ORRORI

    Trovo encomiabile e degna di onorificenze, “l’operazione verità” e dovuta trasparenza, di Feltri e Bel Pietro, sulla vicenda della casa monegasca (50 mq), un tempo di proprietà di “Alleanza Nazionale” e poi venduta a chissà chi, con quali modalità, e per quanti soldi. Questi tre ineludibili interrogativi che, se non risolti, rischiano di destabilizzare la tenuta del paese (sia sul piano sociale che politico-istituzionale), sono stati per circa due mesi, il leit motiv, della home page de “il Giornale” e di “Libero”. Una missione dalle forti connotazioni etiche, condotta senza risparmio di energie e di mezzi – improntata su di un totale senso di *abnegazione (*La disposizione spirituale di chi rinuncia a fare prevalere istinti, desideri, interessi personali, per motivi superiori di ordine sociale) e sul diritto ad una informazione libera e indipendente.
    Neppure dopo l’attacco kamikaze alle torri gemelle, e il conseguente crollo (nel quale persero la vita oltre tre mila persone), si era visto, da parte dei due direttori, un tale interesse, impegno e motivazioni.
    I comportamenti professionali e deontologici di Feltri e Bel Pietro, sono fuori discussione. La loro autonomia, indipendenza e moralità, sono gli evidenti e lapalissiani caratteri distintivi, di personalità avulse da ogni gioco di potere, subalternità e interesse particolare. Come non vederlo!!
    Dubitare di questo, significa essere in malafede; mortificare e umiliare la verità, per avallare le tesi di un’ideologia mistificatrice, senza idee e alternative”.

    “Tali insinuazioni, sono inaccettabili”, tuonava falsamente indispettito il direttore di “Libero” rivolgendosi a Bocchino, ieri sera alla trasmissione di Vespa.
    Il silenzio assenso dell’onorevole Italo, confermava in toto l’inattendibilità di una tale tesi e congettura, mentre Bel Pietro, dietro il suo sorrisetto beota e un maligno narcisismo, addentava compiaciuto (ancora una volta), il frutto velenoso della sua codardia, pratica relazionale alla menzogna e di un servilismo senza precedenti nella storia del giornalismo italiano.

    Gianni Tirelli

  4. Ashli Mondesir scrive:

    Ti ringrazio per il premuroso lavoro svolto su questo sito Internet Sono sicuro di riflettere su questo per abbastanza tempo.

  5. gianni tirelli scrive:

    CHI TOCCA L’ACQUA MUORE

    L’ACQUA NON SI PUO PRIVATIZZARE PERCHE’ E’ DI TUTTI- Punto e basta!
    Già il semplice fatto di dovere motivare il “NO” imperativo alla privatizzazione dell’acqua è, non solo scandaloso e inquietante, ma mortifica una realtà di fatto, assoluta e imprescindibile che, fin dall’alba dei tempi, ha dato origine alla vita tutta, alla sua sopravvivenza e all’evoluzione della specie.
    Anche definire l’accesso all’acqua, un diritto, è un’ambiguità, poiché presuppone di fatto che, questo diritto, un giorno, possa decadere e cessare di esistere.
    L’accesso all’acqua, dunque, è un obbligo; un “dovere” etico e morale a garanzia della continuità di quel progetto divino che, solo dei folli e servitori del maligno vorrebbero, per un disegno perverso, calpestare. La sciagura del liberismo relativista, ha reso la vita degli individui, un inferno quotidiano (caos – infelicità – inquinamento ambientale – ecc..), e se l’acqua finisse fra le grinfie dei “privati”, sarebbe, per le nostre società, il definitivo colpo di grazia.
    Con quale animo e con quale leggerezza, questa nuova razza di moderni politici sottoscrivono e approvano tali vergognose leggi? Neppure il più barbaro degli uomini di ogni tempo, avrebbe mai neanche potuto formularle!! La privatizzazione dell’acqua è l’ultimo atto di un piano eversivo che porterà i nostri figli verso un futuro di schiavitù.

    Gianni Tirelli

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